Chi, da anni, pratica yoga conosce e sperimenta i benefici di questa disciplina millenaria.
Asana, pranayama e altre tecniche non solo promuovono effetti positivi a livello fisico ed energetico, ma anche dal punto di vista emozionale favoriscono armonia e chiarezza.
Per questo si sottolinea quanto la pratica – se costante – sia profondamente olistica, proprio perché invita a porsi in ascolto del corpo, dei pensieri e delle emozioni. Attraverso i movimenti del corpo – considerato come un tempio personale sacro – vengono stimolate parti del sé talvolta trascurate.
La dimensione emozionale può venire soffocata da un eccessivo controllo da parte della mente. Anche i ritmi frenetici che caratterizzano gli attuali stili di vita offuscano o bloccano le emozioni. La razionalità e i meccanismi della mente prendono così il sopravvento.
Ecco che lo yoga può aiutare a ripristinare l’equilibrio emozionale, riducendo lo stress e riportando lo sguardo verso il sé interiore.
Tra le varie asana che promuovono questa riconnessione con il proprio mondo emozionale suggeriamo le seguenti.
Purvottanasana

Si tratta di una posizione simmetrica, che permette di sviluppare armonia emotiva. Viene definita “posizione del sole”, in quanto la tradizione vuole che sia bene eseguirla verso Oriente. In sanscrito, il termine Purva significa “est”, e gli antichi yogi la praticavano all’alba, guardando il sole mentre si alzava.
Come si esegue Purvottanasana
Si inizia eseguendo Dandasana: le gambe sono distese e unite. Le mani sono appoggiate al tappetino yoga. Si piegano leggermente le ginocchia. Inspirando, si solleva il busto, aiutandosi con la spinta delle mani appoggiate a terra e contraendo i muscoli pelvici. È importante che le piante dei piedi siano ben appoggiate al tappetino. Le braccia sono bene distese e anche le gambe sono tese, in modo da portare il peso del corpo sugli arti inferiori e parte anche sui piedi. La testa è allineata al tronco o rovesciata indietro alle spalle.
Per eseguire quest’asana occorre una buona forza nelle braccia, nelle spalle e nei polsi. In caso di problemi a queste zone del corpo è sconsigliata l’esecuzione di Purvottanasana.
Kurmasana

La “posizione della tartaruga” produce una serie di benefici non solo fisici; infatti:
- calma il sistema nervoso
- permette un ritiro dei sensi
- rilassa la mente
- sviluppa un processo introspettivo.
Come si esegue Kurmasana
Si inizia adottando la “posizione del bastone”, Dandasana. Si divaricano le gambe, flettendole leggermente. Espirando, si piega il busto in avanti e lo si allunga verso i piedi. Si allungano anche le braccia e si abbassa il capo. Si flettono i gomiti e si portano una alla volta le braccia di lato, sotto le gambe che ancora sono piegate. I palmi delle mani toccano il suolo. Si appoggiano i popliti sulle spalle e si scivola a terra, anche con le gambe e le braccia che sono in posizione laterale. Il mento è appoggiato a terra e lo sguardo è rivolto in avanti. In pratica, le braccia sono allungate di lato, e le gambe lo sono in avanti.
Prasarita Padottanasana

Questa posizione è semi-invertita: solo la parte superiore del corpo modifica la sua classica posa, mentre la testa si appoggia al tappetino yoga. Prasarita significa “aperto” o “allargato”; pada vuol dire “piede” o “gamba”; uttan indica un’estensione o un allungamento. Quest’asana, grazie alle gambe divaricate e al busto morbidamente abbassato in avanti, favorisce il rilassamento.
Come si esegue
Prasarita Padottanasana si esegue partendo dalla posizione della montagna (Tadasana). Si divaricano in modo ampio le gambe, le quali rimangono ben estese. Espirando, si appoggiano le mani sulle anche e si porta il busto in avanti, per compiere una flessione che parte dal bacino. Si portano poi i palmi delle mani a terra, tra i piedi, separati della stessa distanza delle spalle. Le mani sono ben aperte e si trovano sulla stessa linea dei piedi e della testa. Piedi e mani devono essere ben appoggiati sul tappetino yoga. Il peso del corpo viene distribuito sui piedi. La schiena rimane morbida, i muscoli non devono essere rigidi, nemmeno le spalle. Le gambe sono ben tese. Si mantiene la postura per almeno due o tre cicli respiratori. La respirazione è profonda e consapevole.
