In vari luoghi spirituali dell’India, come ashram e templi, ancora oggi capita di sentire pronunciare il termine “Śrī” prima del nome di una persona di alto profilo.
Questo sostantivo, in sanscrito, esprime un profondo rispetto per chi è considerato un maestro, un saggio, una figura venerabile capace di ispirare positivamente e attivamente gli altri.
Poiché, talvolta, in Occidente, si utilizzano espressioni indiane senza però comprenderne davvero il senso, abbiamo pensato di approfondire proprio questa parola, Śrī, collegandoci non solo alle divinità induiste, ma anche e soprattutto a quei personaggi indiani che hanno meritato questo appellativo per i loro insegnamenti ed esempi di vita.
L’eredità Vedica

In India, Śrī, è un titolo onorifico che si collega alle antiche conoscenze e tradizioni vediche. In particolare, è negli antichi testi Rig-Veda e Atharvaveda che possiamo scorgere l’origine di questo appellativo, con riferimento alla divinità indù della prosperità e della fortuna.
Nell’India moderna il termine Śrī è usato come prefisso onorifico per indicare figure accademiche, di alto prestigio, autorevoli soprattutto nell’ambito del sapere.
Anche molti luoghi, non solo indiani, portano come prefisso “Śrī”. Su tutti, basti citare lo Sri Lanka, il cui nome significa “isola risplendente” o “isola venerabile”.
Ma la maggior parte di noi conosce questo termine perché accompagna i nomi di illustri personaggi indiani, che hanno lasciato un’importante eredità spirituale e intellettuale: da Śrī Aurobindo a Sri Rāmākṛṣṇa, passando per Śrī Yukteswar Giri, solo per citarne alcuni.
Śrī Rāmākṛṣṇa (18 febbraio 1836 – 16 agosto 1886)

Definito “la più alta autorità spirituale dell’India moderna”, Rāmākṛṣṇa nacque in Bengala, in una famiglia semplice e umile.
I genitori erano contadini. La sua vita è stata costellata da numerosi segni divini.
Fautore di un’armonia globale tra le varie religioni, si impegnò attraverso lo yoga e la meditazione a diffondere l’unità tra le genti, al di là delle differenze culturali, sociali, geografiche.
Tra i suoi discepoli, vi fu Swami Vivekānanda, che diffuse i suoi insegnamenti di pace e di unità.
Śrī Yukteswar Giri (10 maggio 1855 – 9 marzo 1936)

Swami Śrī Yukteswar Giri è noto per essere stato il maestro di Paramahansa Yogananda ed è proprio grazie a Yogananda che anche gli occidentali hanno iniziato a conoscere questo “venerabile santo”, come lo ha definito l’antropologo W.Y. Evans-Wentz.
Yogananda chiamava Śrī Yukteswar “Jnanavatar”, che significa “Incarnazione della Saggezza“.
Śrī Yukteswar è stato a sua volta discepolo di Lahiri Mahasaya di Varanasi, dal quale apprese i misteri del Kriya Yoga. L’unico libro disponibile in italiano di Śrī Yukteswar è “La scienza sacra”.

“Lo scopo di questo libro è quello di mostrare, quanto più chiaramente possibile, che esiste una unità di fondo fra tutte le religioni; che non vi è differenza fra le verità professate dalle varie fedi; che il mondo si evolve, sia esteriormente sia interiormente, secondo il medesimo procedimento e che tutte le Scritture riconoscono una sola Mèta”. Śrī Yukteswar
A ispirarlo, fu il suo paramguruji maharaj Babaji, che gli affidò il compito di scrivere proprio “La scienza sacra”.
Un testo risalente alla fine dell’800 ancora oggi illuminante, poiché ci invita a guardare all’universo partendo da uno sguardo olistico e a condurre un’esistenza volta all’espansione della coscienza.
Śrī Aurobindo (15 agosto 1872 – 5 dicembre 1950)

Śrī Aurobindo Ghose è tra i più importanti filosofi e maestri spirituali dell’India moderna. Grazie ai suoi studi, che abbracciavano la cultura indiana e quella occidentale-anglosassone (studiò a Cambridge), sviluppò un pensiero unico, che integra mente e spiritualità.
Praticante di meditazione, Aurobindo dedicò la sua esistenza a portare nella materia la dimensione spirituale. L’incontro con Mère (Mirra Alfassa) – e dopo un anno di prigionia per le sue rivendicazioni per un’India indipendente – lo ispirò a fondare un Ashram a Pondichéry (città all’epoca nell’India francese).
Qui, lontano dalle pressioni britanniche e dal peso delle vicende politiche indiane si è concentrato sullo sviluppo dello Yoga integrale, sostenendo l’idea che l’umanità può intraprendere un cammino spirituale, per far sorgere un nuovo mondo composto da “superuomini spirituali”.
È nel suo Ashram, considerato “laboratorio evolutivo” che Śrī Aurobindo ha lasciato il corpo il 5 Dicembre 1950.
Tra le sue grandi opere ricordiamo: Savitri, La Sintesi dello Yoga, il Ciclo Umano, Lo scopo della Vita.
