L’espressione “mente del principiante” è ben conosciuta da quanti praticano meditazione. Si tratta di un concetto centrale in varie filosofie orientali e in particolare nel buddhismo.


Note sono le parole del
maestro zen Shunryu Suzuki:
"Nella mente del principiante, le possibilità sono molte. Nella mente dell'esperto, sono poche."
Cosa s’intende per “mente del principiante”?
Si può spiegare questo concetto ritornando al pensiero e alle immagini di quando si impara qualcosa per la prima volta.
Gli elementi chiavi di questi “inizi” sono:
- curiosità
- apertura
- disponibilità
Nel buddhismo, in particolare, proprio questi elementi rimangono la base di ogni esperienza, anche dopo anni e anni di pratica.
In giapponese e in cinese si parla di Shoshin, un termine che indica in modo specifico il senso di quella “mente del principiante” cara ai maestri zen.
Lo Shoshin si può dire che si sia sviluppato tra il XIII e il XIV secolo in Oriente. Si collega non solo al buddhismo zen, ma anche alle arti, al teatro, alla drammaturgia, come dimostra la vita di Motokiyo Zeami (1363 circa – 1443 circa), noto per essere il fondatore del teatro Nō: una forma di rappresentazione in cui assumono molta importanza non solo la lentezza nei movimenti degli attori mascherati, ma anche la libertà offerta allo spettatore di interpretare la stessa rappresentazione.
Non è un caso che Motokiyo Zeami ci abbia lasciato questa affermazione:
Non dimenticare mai lo spirito iniziale non dimenticare lo spirito iniziale in ogni momento non dimenticare lo spirito iniziale nella vecchiaia.
Per coltivare la “mente del principiante” occorre:
- disponibilità
- presenza mentale
- sospensione da ogni giudizio
I benefici di una “mente del principiante”
Questo atteggiamento aiuta a coltivare:
- consapevolezza
- creatività
- capacità introspettiva
Il concetto di Shoshin viene trattato in un nuovo libro (edito da Giunti), in cui sono citati, tra gli altri, figure note come Galileo Galilei e Abraham Lincoln, alle quali si aggiungono esempi di persone reali o immaginarie, tra cui un’artista che inizia a dipingere a ottant’anni o uno studente capace di risolvere quesiti matematici ritenuti complessi. Personaggi che hanno in comune la “mente del principiante”: ovvero quel filo sottile che valica epoche, confini geografici, ambienti sociali e culturali.
Saperla coltivare permette di apprendere in maniera meno ansiosa, in modo libero, senza giudizi/pregiudizi, né definizioni a priori. Non si cade più nella trappola della ricerca di conferme di ciò che già si conosce o si pensa.
Per approfondire il concetto dello Shoshin consigliamo le seguenti letture:
- Mente Zen – Mente di Principiante di Shunryu Suzuki-Roshi (Astrolabio – Ubaldini Editore)
- La Mente Tranquilla di Gyalwa Dokhampa (Astrolabio – Ubaldini Editore)
- Shoshin. Nella mente del principiante tutto è possibile di Midori Atarashii (Giunti edizioni)
