Il solstizio d’inverno racchiude tanti simbolismi ed è al centro di varie usanze, molte delle quali antichissime. In questa fase dell’anno, il giorno è il più corto dell’anno, mentre la notte è la più lunga. Poi, lentamente, le giornate ricominciano ad allungarsi. Ecco perché il solstizio d’inverno, per molti popoli antichi, simboleggiava la rinascita solare. E non è quindi un caso che numerose cerimonie celebravano la fine dell’oscurità e il ritorno della luce. I rituali si svolgevano in stretta connessione con la natura. Piccole e grandi candele venivano accese nelle abitazioni o poste sui davanzali. Si accendevano falò, un’usanza ancora in voga in varie zone come tradizione benaugurale per favorire l’energia della luce.
Per accogliere il Solstizio d’inverno possiamo dedicarci a pratiche yogiche che ci connettono non solo al sole e alla luce, ma anche al fuoco, elemento carico di simboli. Il fuoco rappresenta la purificazione, la trasformazione, il calore, la forza.

Kapalabhati
Kapalabhati è una tecnica di pranayama molto vigorosa, che contribuisce ad avviare un processo di purificazione del corpo. Viene infatti inclusa nei kriya classici dello yoga. Poiché agisce a livello molto profondo, è indicata per rafforzare il sistema immunitario. La sua azione così intensa deriva dal fatto che si tratta di una respirazione molto energica.
Proprio per questo produce una serie di benefici:
- stimola la purificazione del corpo fisico e del corpo sottile
- favorisce un rinnovamento cellulare grazie a una maggiore ossigenazione
- rafforza i polmoni e li libera dall’aria stagnante lasciando così spazio al ricambio
- pulisce i seni nasali e favorisce l’eliminazione del muco
- aiuta ad accrescere il “fuoco interiore” e ha perciò un effetto “riscaldante” utile in varie occasioni, per esempio quando si avverte freddo
- stimola la concentrazione e la lucidità mentale
Surya Mudra
Surya Mudra
Surya indica il Sole
Mudra il Gesto
Si collega sia all’elemento fuoco, sia alla terra.


Trataka
Trataka fa parte delle sei tecniche di purificazione che preparano il corpo e la mente alla pratica di asana e pranayama.
Per praticare Trataka si utilizza in genere una candela accesa, che viene posta sopra un ripiano o comodino all’altezza degli occhi. La stanza viene illuminata solo dalla luce della candela. Ci si siede nella postura meditativa assisa a una distanza di circa 70 cm. Dopo essere rimasti con gli occhi chiusi per alcuni istanti, si inizia a fissare la luce della candela, nella sua parte superiore. Dopo di che chiudendo ancora gli occhi si ha la chiara impressione della luce della fiamma.
