Shiva è tra le divinità mitologiche più amate in India. Signore dello Yoga, Shiva trascende la natura illusoria del mondo. Insieme a Vishnu e Brama forma la Trimurti. Egli viene rappresentato sotto diverse forme: come linga (scritto anche come “lingam”), simbolo fallico; oppure è raffigurato mentre medita tra le alte vette dell’Himalaya. Il culto del linga è molto diffuso in India: ve ne sono scolpiti nella pietra o nell’arenaria rossa, o creati in bronzo. Quelli più venerati sono i cosiddetti “linga autorivelati”, che appaiono nelle formazioni naturali.

Tra le città indiane consacrate a Shiva vi è Varanasi (Benares), dove lungo i ghat, è possibile vedere la rappresentazione dell’unione della yoni con il linga di Shiva.
A lui è dedicata una delle feste indiane più popolari, Maha Shivaratri. Nel 2026, viene celebrata il 15 febbraio. Bagni di purificazione, canti, veglie, puja (offerte) scandiscono le celebrazioni di questa ricorrenza. “Om namah Shivaya” è il mantra più invocato.
Gli influssi della Luna
Maha Shivaratri è una festività strettamente collegata alle fasi lunari. Viene infatti sempre celebrata quando la Luna è calante, durante il mese chiamato di Phalguna (che può essere in febbraio o marzo, a seconda dei cicli lunari e della posizione dei pianeti). Questa è “Shivaratri”, “la grande notte di Shiva”. Un tempo propizio alla meditazione e al digiuno. Al centro di questa festa, amatissima in India e in varie parti del mondo, vi è la figura di Shiva, il creatore e distruttore. I devoti di Shiva si dedicano a pratiche volte a purificare corpo e mente, al fine di sentire pienamente l’unione con la divinità.
La leggenda dello Shiva Linga

Collegate al Maha Shivaratri vi sono numerose leggende. Una delle più note racconta di un uomo, grande devoto del signore Shiva, che si recò nella foresta alla ricerca di legna per riscaldare la sua abitazione. Ma appena scese l’oscurità della notte, egli non riuscì a ritrovare la via che lo riconduceva a casa. Sentendo il ruggito delle tigri si spaventò talmente da decidere di arrampicarsi sull’albero più vicino a lui, in attesa del sorgere del sole. Per non addormentarsi, iniziò a raccogliere le foglie della pianta su cui trovò rifugio. Si trattava dell’albero di Bilva. Le raccoglieva e le lasciava cadere a terra cantando il nome di Shiva. Quando i primi raggi del sole apparvero, l’uomo si rese conto che le foglie erano cadute sopra uno “Shiva Linga”, situato ai piedi dell’albero (linga significa “segno” e lo Shiva linga indica la presenza di Shiva). Shiva si commosse per l’intensa devozione dell’uomo e lo benedì.
Shiva Nataraja

Shiva è anche “il signore della danza”. La posizione yoga chiamata Natarajasana esprime proprio questo suo aspetto: l’eterno movimento tra creazione e distruzione. Tutto è dinamico e tutto è ciclico: si nasce, si muore, poi si rinasce (per approfondire questo argomento clicca qui).
