Navaratri è una ricorrenza che, in India, viene celebrata in autunno e in primavera. È proprio in queste fasi di transizione che la festa di Navaratri – termine che in sanscrito significa “nove notti” – si colloca come periodo di digiuno, purificazione e introspezione. I rituali che si svolgono in autunno – precisamente nel mese induista chiamato Ashvin (o anche Ashwin o Aśvina) corrispondente all’intervallo di tempo che va dalla metà di settembre alla metà di ottobre – sono più sentiti da tutte le comunità indiane. Al centro vi sono le cerimonie in onore della Shakti e delle sue manifestazioni.
Le celebrazioni primaverili di Navaratri culminano nella festa chiamata Rāma-Navami che, nel 2026, cade il 26 marzo.
L’espressione “Rāma-Navami” indica l’apparizione (o nascita) di Sri Rāma il nono giorno dell’anno lunare indù. Settimo avatar di Vishnu, Rāma è anche detto Sri Rāmachandra, poiché si mostrò sulla Terra durante la dinastia discendente dalla luna (Chandra), durante l’era conosciuta con il nome di Treta-yuga (circa due milioni di anni fa).
Le celebrazioni che ruotano attorno a Rāma-Navami assumono una particolare importanza nella città di Ayodhya, nell’India settentrionale, perché è proprio qui che, secondo il mito, nacque Rāma, figlio del re Dasharatha e della regina Kausalya.
Ayodhya è un luogo di pellegrinaggio avvolto da una profonda devozione spirituale. Non solo perché città natale di Rāma, ma anche perché qui sono confluiti vari influssi: dallo Shivaismo al Visnuismo (Vaishnavismo), dallo Shivaismo passando per il giainismo e il buddhismo.
Il mito di Rāma
Secondo la leggenda, il re Dasharatha governò il suo regno con saggezza e portò prosperità. Grazie alla sua devozione, dalle tre moglie ebbe quattro figli: Kauśalyā diede alla luce Rāma, Sumitrā diede alla luce Lakṣmaṇa e Śatrughna, Kaikeyī diede alla luce Bharata.
Il re Dasharatha, volendo ritirarsi dalla vita mondana, pensando alla successione al trono decise che il valoroso e degno figlio Rāma dovesse prendere il suo posto come sovrano. Vennero predisposti i preparativi per l’incoronazione, ma l’intervento di Kaikeyī, la più giovane moglie di Dasharatha, sconvolse completamente tutto. Il sovrano fu costretto a mantenere la promessa fatta alla moglie più giovane, acconsentendo di realizzare due suoi desideri. Proprio alla vigilia dell’incoronazione di Rāma, Kaikeyī espresse i suoi desideri. Chiese quindi al marito che fosse incoronato il figlio Bharata al posto di Rāma. Il suo secondo desiderio fu ancora più pesante, perché pretese che Rāma fosse esiliato nella foresta. Il re Dasharatha rimase sconvolto, tentò di far cambiare idea a Kaikeyī senza però riuscirci. Fu quindi costretto ad accogliere i desideri della terza giovane moglie. Rāma non si oppose, accettando il suo esilio. Ad accompagnarlo anche la moglie Sītā e il fratello Lakṣmaṇa, che decisero di restare al suo fianco.
Il racconto del Rāmāyana prosegue narrando il rapimento di Sītā da parte del demone Ravana, poi sconfitto da Rāma grazie all’aiuto del fratello Lakṣmaṇa e dell’esercito di scimmie guidato da Hanumān.
Liberata Sītā, Rāma ritornò nella sua città natale, Ayodhya, dove fu accolto come un eroe e incoronato re.
La correlazione tra la figura di Rāma e il Dharma
La figura di Rāma e il suo comportamento rappresentano i valori e le azioni di un sovrano (capo) ideale.
Egli è considerato la personificazione del Dharma: Ramo Vigrahvan Dharma, ovvero l’intera personalità incarna l’essenza del Dharma. La sua condotta era in funzione non del proprio interesse, ma di un interesse più ampio.
Rettitudine, senso del dovere, autodisciplina, pazienza ed equanimità: queste le qualità che emergono nelle vicende narrate nel Rāmayana. Inoltre, Rāma – così come la moglie Sītā – rappresenta l’amore incondizionato e fedele, capace di attraversare prove indicibili e di rimanere incorruttibile.
Per questo il racconto epico del Rāmayana è ancora attuale nei suoi significati e simbolismi più profondi.
Mantra da associare a Rāma
Possimo invocare le qualità di Rāma attraverso il Bija Mantra RAM
Attraverso questo “seme sonoro” (in sanscrito bija significa seme) attingiamo all’energia, alla saggezza e alla spiritualità di Rāma
Il bija mantra RAM è associato al terzo chakra, al Manipura, il plesso solare.
