Dattātreya è una figura particolare della tradizione induista. Considerato un rishi, egli è espressione della forma combinata della Trimurti, ovvero di Brahma, Vishnu e Shiva. La parola Trimurti, in sanscrito, significa “avente tre forme”. Essa esprime la triade divina dell’induismo, formata da tre dèi, ognuno dei quali manifesta uno specifico principio. Non è un caso che Dattātreya venga ritratto con tre teste, proprio perché rivelazione delle tre divinità. Brahma, Vishnu e Shiva incarnano rispettivamente il creatore, il conservatore e il distruttore.

- Brahma simboleggia non solo il creatore dell’universo, ma anche la divinità capace di mediare tra gli opposti. Brahma ha il potere di portare le diversità verso l’unità.
- Vishnu è il conservatore, protettore del dharma, nonché divinità capace di aiutare l’umanità attraverso i suoi avatar (come per esempio Rama e Krishna).
- Shiva rappresenta il principio di dissoluzione e di riassorbimento. La figura di Shiva designa le principali parti del processo cosmico considerato ciclico nella tradizione induista. Shiva è il distruttore e creatore.
Il guru auto-realizzato
Dattātreya viene descritto come guru auto-realizzato. Infatti, giovanissimo, lasciò la famiglia per andare alla ricerca dell’Assoluto. Spogliato di abiti e di ogni possesso, visse lungo le rive del fiume Narmada. Trovò i suoi maestri nella natura. Non seguì alcun insegnamento formale. La sua comprensione del mondo e della vita derivò semplicemente dall’osservazione della natura e della cultura attorno a lui.
Divenne monaco Sannyasi (un rinunciante), e fu seguito come grande guru da altri sadhu erranti. Dattātreya è raffigurato anche con quattro cani, che simboleggiano i quattro Veda, e con accanto una mucca, aspetto benevolo della Madre Terra. Viene venerato in special modo dai paṇḍit.
In occasione del suo jayanti (data di manifestazione) Dattātreya viene celebrato in varie zone dell’India. La festa si svolge in concomitanza della Luna piena tra dicembre e gennaio. La data, secondo il calendario indù, cambia proprio perché è una ricorrenza in sintonia con i cicli lunari.
Nel 2025 l’India lo festeggia il 4 dicembre. Viene venerato in particolar modo nelle fasi di crisi e di decadimento, in quanto Dattātreya ha il potere di riportare l’umanità sul sentiero dell’armonia, per ricondurla verso il Dharma.
La sua “Avadhuta Gita” è considerata tra i testi più importanti delle scuole filosofiche indù Advaita e Dvaita e della tradizione Natha Yogi dell’Induismo. In sanscrito Avadhuta Gita” significa “Canto dell’anima libera” ed è un testo attribuito proprio a Dattātreya .
Nulla di ciò che faccio o mangio, do o prendo, esiste per me. Io sono la Purezza stessa, oltre nascita e morte. Dattātreya
Il mantra di Dattātreya
“Om Shri Gurudeva Datta” è il mantra di Dattātreya. Si ritiene che questa formula sacra sia di beneficio per sciogliere i blocchi transgenerazionali. Aiuta anche i defunti nel cammino di ascensione dopo la morte.
