“Fawning”, conoscerlo per non esserne vittima

Rispondere sì a varie richieste per evitare conflitti; sentirsi responsabile delle reazioni o emozioni degli altri; avvertire l’esigenza di giustificarsi di continuo. Questi sono alcuni degli elementi più comuni che corrispondono alla definizione di fawning.

Questo termine inglese si riferisce a quelle risposte comportamentali che spingono a “compiacere” gli altri. Così facendo, si rischia di annullare la propria personalità, i propri desideri.

Si parla di fawning quando il compiacere gli altri diventa un atteggiamento cronico, che si ripete in diverse situazioni.

Da cosa nasce

Dal punto di vista psicologico, il fawning ha radici durante il periodo dell’infanzia.

I bambini – in talune famiglie e circostanze – imparano che per essere amati e al sicuro devono sacrificare sé stessi. Una volta raggiunta l’età adulta, questa tendenza si manifesta in vari modi che si esprimono con l’adulazione o un’eccessiva gentilezza all’interno di un contesto in cui non sarebbe necessario. Ma il punto centrale di questa forma comportamentale è l’annullamento di se stessi, dei proprio bisogni. E spesso non ci si rende conto di questo “annullamento”.

Reazione a un evento considerato minaccia

Secondo le analisi della psicologia, il fawning è una strategia di sopravvivenza: è una risposta allo stress, che si trasforma in adattamento neurologico.

Compiacere gli altri rappresenta in pratica una reazione a una minaccia esterna: per neutralizzarla si assecondano eccessivamente le richieste altrui. Questa reazione rischia di diventare una prigione emotiva.

Il fawning rappresenta quindi una quarta risposta rispetto a una minaccia: le altre tre – molto più familiari – sono le risposte di attacco, fuga o immobilità.

Con questa quarta modalità si cerca a placare e assecondare la minaccia.

Di questo tema ne parla Meg Josephson, nel suo libro Non devi piacere a tutti  (Corbaccio, 2026).

Meg Josephson è una psicoterapeuta specializzata nell’approccio basato sulla mindfulness e la compassione (CFT) integrato con quello cognitivo-comportamentale.

Come Meg Josephson sottolinea:

Può sembrare strano che oggi che viviamo in costante comunicazione con gli altri
ci preoccupiamo ancora tanto di come veniamo percepiti.
Invece, è proprio a causa di questo incessante dare e ricevere conferme e rassicurazioni esterne
che ci ritroviamo in una spirale di insicurezza.

Attraverso la sua stessa storia personale e quella dei suoi pazienti, l’Autrice propone un viaggio di auto-conoscenza grazie al quale si scopre come smettere di auto-sabotarsi e di compiacere gli altri.

Dalla sua esperienza e dalle varie testimonianze si comprende come rimuovere i condizionamenti e i blocchi che provocano un allontanamento dalla propria essenza e da ciò che davvero si vuole realizzare nella propria vita.

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