Detox in autunno tra asana e kriya

Il periodo che intercorre tra una stagione e l’altra è considerato tra i migliori per purificare corpo e mente. Sono proprio le fasi di transizione a essere quelle più delicate per il nostro organismo, poiché si deve adattare ai nuovi ritmi che porta con sé il ciclo della natura. Seguire pratiche di detox significa eliminare le varie tossine che si accumulano a livello non solo fisico.

Il tema dell’importanza dei processi di purificazione è presente in molti antichi testi dello yoga.

Basti pensare agli Yoga Sutra di Patanjali in cui si parla di Saucha. Questo concetto – che fa parte del sentiero yogico e in particolare nella sezione dei Niyama indica la purificazione sia esterna, sia interna. 

Il processo di purificazione è inteso in senso integrale: del corpo, della mente, delle emozioni, ma anche dell’ambiente in cui si vive. Avviare tale pulizia olistica ci permette di ri-trovare l’equilibrio.

Nell’insieme delle varie pratiche yogiche depurative vi sono i Kriya, che aiutano a eliminare non solo le impurità fisiche, ma anche blocchi energetici e tensioni.

Tra i Kriya più semplici e praticabili di frequente vi sono i seguenti:

  • la pulizia della lingua (detta Jihva Dhauti) da effettuare al mattino, prima della colazione, e alla sera, dopo cena;
  • la pulizia della bocca con l’oil pulling, che consiste nel purificare in profondità la bocca utilizzando un olio vegetale (per approfondire si veda l’articolo Oil Pulling, Una Pratica Ayuverdica Benefica Per Il Cavo Orale);
  • la pulizia della cavità nasale (Jala Neti), particolarmente utile per prevenire raffreddore e per trattare forme di riniti da allergie ai pollini;
  • la pulizia degli occhi attraverso la pratica del Trataka.

Anche specifiche asana facilitano il processo di purificazione dell’organismo. Vediamone di seguito alcune, adatte anche ai principianti.

Marichyasana III

Marichyasana C

Quest’asana è la “posizione del saggio Marichi”. Vi sono diverse varianti di questa postura. Qui segnaliamo quella più semplice. Marichyasana III la si può tenere per più tempo, in modo da ottenere un maggiore beneficio.

Per eseguire Marichyasana III si inizia partendo da Dandasana. Inspirando si flette il ginocchio destro, portando il piede vicino al perineo. La gamba sinistra è distesa sul tappetino yoga e il piede sinistro viene posto a martello. Nell’ispiro si ruota il busto verso destra. Si flette il braccio sinistro e si porta la spalla avanti, oltre il ginocchio piegato, con il palmo della mano rivolto in avanti. Si mantiene questa posizione per almeno tre cicli respiratori.

Si può proseguire per raggiungere la posizione definitiva. In questa seconda fase, si distende il braccio sinistro e si spinge il piede destro sul pavimento, in modo da aumentare la torsione. Espirando si avvolge il braccio sinistro intorno alla tibia e alla coscia della gamba piegata, allungando la mano verso i fianchi. Con la mano destra si afferra il polso sinistro. Lo sguardo è rivolto verso la gamba distesa sul tappetino. Si rimane in questa posizione per almeno tre cicli respiratori. Marichyasana aiuta a far scorrere meglio l’energia e il sangue in tutto il corpo; migliora la digestione e tonifica la colonna vertebrale. Da evitare in caso di ernia discale e artrosi cervicale.

Benefici

  • Stimola un processo di purificazione dell’organismo
  • Diminuisce la stanchezza psicofisica
  • Rivitalizza mente e corpo
  • Previene e riduce lo stress

Halasana

Halasana

La “posizione dell’aratro” (Hala in sanscrito significa “aratro”) rientra fra le cosiddette asana invertite, in quanto il busto e le gambe sono estese oltre il capo. È una postura che attiva svariati benefici, sia a livello fisico, sia sul piano energetico.

Come postura iniziale si può scegliere tra Savasana oppure Salamba Sarvangasana. Se si incomincia da Savasana si piegano le gambe, in modo da formare un angolo retto con la colonna vertebrale. Espirando si solleva il bacino e con uno slancio le gambe si estendono oltre la testa per poi appoggiare le punte dei piedi a terra. le gambe sono ben distese. Il mento tocca il petto. Le braccia possono sorreggere il busto oppure, se non vi sono disturbi, si possono allungare nella direzione opposta delle gambe. Se invece si incomincia da Salamba Sarvangasana, si abbassano lentamente le gambe, unite e distese. Le punte dei piedi toccano a terra oltre, il capo.

Benefici

  • Stimola gli organi interni, in particolare la milza e il fegato
  • Migliora la digestione
  • Favorisce una buona flessibilità della colonna vertebrale
  • Agisce positivamente sulla regione cervicale e fortifica i muscoli della schiena e delle spalle
  • Aiuta a equilibrare il sistema nervoso

Saluto al Sole

Il Saluto al sole, in sanscrito Surya Namaskara, è una sequenza composta da dodici asana. Si tratta di una serie di posizioni yoga che coinvolge tutto il corpo. Apporta numerosi effetti benefici, tra i quali si segnala il miglioramento dell’irrorazione sanguigna e l’aumento dell’attività cardiaca. Inoltre, favorisce una maggiore ossigenazione dei tessuti e degli organi. Surya Namaskara migliora la flessibilità della colonna vertebrale, stimola i chakra, tonifica i muscoli e attiva l’energia vitale.

Si incomincia assumendo la “posizione della preghiera”, Pranamasana, praticando con le mani anjai mudra. Poi la sequenza è: Hasta Uttanasana, la posizione delle braccia verso l’alto; Padahastasana, la posizione della flessione in avanti; Ashwa Sanchalanasana, la posizione equestre; Parvatasana, la posizione della montagna; Ashtanga Namaskara, il Saluto con le otto membra; Bhujangasana, la posizione del serpente. Dopo di che si inizia la sequenza che riporta alla posizione iniziale, compiendo Parvatasana, Ashwa Sanchalanasana, Padahastasana, Hasta Uttanasana, Pranamasana.

Per approfondire il saluto al Sole si legga il seguente Articolo:


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