Il 22 aprile 2026 si celebra in tutto il mondo l’Earth Day. Sebbene crediamo che ogni giorno dovremmo ringraziare e proteggere il nostro (unico) pianeta, questa data possiamo viverla come importante momento di consapevolezza al fine di sviluppare davvero una coerenza tra le nostre azioni e scelte e la tutela della Madre Terra.
Tema centrale del 2026 è “Il nostro potere, il nostro pianeta” a indicare che “il progresso ambientale non dipende da una singola amministrazione o elezione. È sostenuto dalle azioni quotidiane di comunità, educatori, lavoratori e famiglie che proteggono i luoghi in cui vivono e lavorano”.

Era il 1970 quando venne festeggiata la prima edizione dell’Earth Day. Da allora, la sensibilizzazione e le informazioni sui temi ambientali sono cresciute, ma sono altrettanto aumentate le problematiche che attanagliano il nostro pianeta.
Lo yoga ci permette di risvegliare e accrescere la nostra unione con l’ambiente e con la Terra. È infatti una disciplina che da secoli ci tramanda l’idea di una visione olistica della vita.
Lo yoga ci invita a creare una forte unità non solo sul piano individuale, tra mente, corpo, energia, anima, anche tra il microcosmo – l’individuo – e il macrocosmo – la Terra e più in generale l’Universo. Percorrendo il cammino yogico si impara che siamo composti dagli stessi Elementi che costituiscono il cosmo: Acqua, Aria, Fuoco e Terra.
Celebrando la Terra riportiamo alla nostra attenzione il nostro posto nell’universo e la nostra responsabilità rivolta alla protezione dei tanti ecosistemi che formano la bellezza del nostro pianeta.
In questa giornata possiamo creare specifiche sequenze di asana
che ci aiutino a celebrare la Terra
e a percepire intensamente la nostra simbiosi con essa.
Di seguito vi suggeriamo alcune pratiche per alimentare proprio l’unione tra noi e il nostro meraviglioso pianeta.
Vrksasana

Vrksasana è una postura yoga di ancoraggio, che permette alla mente di focalizzarsi sul presente, interrompendo il via vai dei pensieri. È una postura che ci invita a rimanere in uno stato di immobilità, proprio come un albero. Per questo è associata al Muladhara Chakra, il centro energetico collegato proprio al senso di radicamento e di stabilità.
Si inizia partendo da Tadasana. Lo sguardo è rivolto in avanti. Ci si focalizza su un punto preciso per sostenere la concentrazione. Con attenzione si sposta il peso del corpo sul piede sinistro. Lentamente e in modo consapevole si alza il piede destro portandolo verso l’interno della coscia sinistra, vicino all’inguine. Il ginocchio della gamba sollevata è spinto all’indietro. Il busto è ben allungato. Le mani si possono portare davanti al petto, per formare l’Anjali Mudra. Oppure le braccia si possono portare in alto, oltre il capo, ben allungate, con i palmi che si toccano: in questo modo le braccia agevolano l’allungamento del busto. Lo sguardo è rivolto in avanti. Dopo una serie di cicli respiratori si esegue dall’altro lato.
Utthita Trikonasana

Attraverso la pratica regolare dello yoga si sviluppano armonia e unità tra corpo, mente e spirito. Il termine Yoga ha una radice sanscrita, “yuj”, che significa unire, legare. Asana, pranayama e meditazione portano il praticante a percepire, vivere e osservare la realtà da una prospettiva globale, olistica, completa. Vi sono varie posture che rappresentano questa unità, come Utthita Trikonasana. Si tratta della “posizione del triangolo esteso”, in cui il corpo simboleggia una perfetta triade che vede l’unione tra la dimensione fisica e le dimensioni mentale e spirituale.
Utthita Trikonasana è una postura che evoca e rappresenta l’unità tra corpo, psiche e spirito. La dimensione fisico-terrena è simboleggiata dalla mano che tocca il suolo, mentre la mano innalzata verso il cielo simboleggia la dimensione spirituale. Il busto orientato in modo orizzontale raffigura la dimensione psichica. Per praticare la posizione del triangolo si parte da Tadasana. Si separano i piedi allargando le anche. Inspirando si sollevano le braccia all’altezza delle spalle, formando una linea retta.
Si ruota il piede sinistro leggermente verso l’interno, mentre il piede destro verso l’esterno. Espirando si piega il busto e si avvicina la mano destra alla caviglia destra o al piede destro. Se è possibile si posano le punte delle dita della mano destra a terra. Il braccio sinistro è esteso verso l’alto, con il palmo della mano rivolto in avanti. Lo sguardo è orientato verso l’alto in direzione della mano sinistra. Si rimane in questa postura per almeno 3-5 cicli respiratori. Per sciogliere la postura si piega leggermente il ginocchio della gamba estesa. Si ripete dal lato opposto.
Malasana

Malasana è una postura yogica di base. Si tratta della “posizione della ghirlanda” che, seppur semplice, è efficace per “radicarsi” e centrarsi. Viene chiamata “ghirlanda”, poiché le braccia sembrano formare una corona che pende dal collo.
La posizione della ghirlanda è un’asana accovacciata, che porta il corpo vicino alla terra. I piedi sono ben radicati al suolo e le anche sono aperte. Questa postura ci spinge a ricollegarci alla terra e all’aspetto materno. Malasana si collega anche ai cicli della vita. Il processo di radicamento viene attivato in quanto la postura stimola il Muladhara chakra. È un’asana che porta la mente a calmarsi. Come affermò Patanjali negli Yoga Sutra: “Lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente”.
Come si pratica Malasana
Si inizia partendo da Tadasana, la posizione della montagna. I piedi sono leggermente aperti. Espirando si flettono le ginocchia sino a raggiungere una postura accovacciata. Si allargano le ginocchia, lasciando i piedi uniti, mentre le piante dei piedi sono appoggiate al pavimento. Quando si aprono le ginocchia si portano i gomiti all’interno delle cosce. Le mani sono in Anjali Mudra (le palme delle mani sono unite). Una volta raggiunta questa postura si esercita una leggera pressione nell’interno cosce attraverso i gomiti: ciò favorisce una maggiore apertura delle anche. Spostando poi il busto in avanti, si afferra con le mani la parte posteriore delle caviglie, si abbassa la testa sino ad appoggiare la fronte sul pavimento. Si mantiene la postura per alcuni cicli di respirazione. Per sciogliere la postura si appoggiano le mani a terra, in linea sotto le spalle, e nell’inspiro si solleva piano la testa.
Meditazione camminata nella natura

Tra le pratiche più indicate per l’Earth Day possiamo includere la meditazione camminata nella natura. I suoi benefici sono numerosi:
- aiuta a superare gli automatismi della mente e del corpo;
- riporta la mente al momento presente;
- l’attenzione è focalizzata sui movimenti del corpo e sui singoli passi;
- effettuata nella natura permette di risintonizzarsi con gli Elementi, e in particolare con l’Elemento Terra.
Questa forma meditativa in movimento va praticata in modo lento e consapevole, solo così si può percepire o riscoprire il nostro legame con la Madre Terra.
